giovedì 17 febbraio 2022

La mia posizione professionale e personale


 

Avviso tutti coloro che cercano informazioni su di me e sul mio lavoro che a partire dal 27 gennaio 2022 (giorno della memoria, ma credo che l'ironia sia involontaria) sono stato sospeso come psicologo dal mio albo professionale. Nel complesso poi, nonostante io sia sano, abbia sempre pagato le tasse senza escamotages, non abbia commesso crimini e abbia sempre cercato di praticare la mia professione con disciplina ed onore, stando alla legge non posso:

- utilizzare un mezzo di trasporto pubblico: bus, tram, vaporetto, metro;
- entrare in un bar o un ristorante;
- acquistare qualcosa che non sia ad un supermercato, e sul genere di acquisto si è discusso;
- entrare in un cinema, teatro, associazione culturale, scuola;
- neppure usare la toilette di un bar, qualora avessi un bisogno fisiologico;
- entrare nella filiale della mia banca o nel mio ufficio postale;
- ah, ovviamente lavorare, neppure online. Quest'ultima, beninteso, è una precauzione anticontagio.

Cose che, invece, immagino potesse fare Bernardo Provenzano durante i suoi quarantatre anni di latitanza passati... indisturbato a casa sua. Invece io condivido questo trattamento con le decine di migliaia di sanitari italiani, laureati in materie scientifiche ma trasformatisi improvvisamente in mentecatti terrapiattisti, in buona compagnia di circa sei milioni di italiani (ironico anche come certi numeri ritornino), tutti erroneamente convinti di potere, in Italia, esercitare autodeterminazione sul proprio corpo.

Mi immagino un Alessandro Barbero dell'anno 2222 che, su RAI Storia, spiega ciò che è successo giusto duecento anni prima: "Pensate la paura di morire, l'isolamento a casa, il martellamento mediatico sul numero dei morti; e poi l'idea, ripetuta da giornalisti e opinionisti a reti unificate, che tutto sommato l'autodeterminazione rispetto al proprio corpo sia da riconsiderare, data l'emergenza; e quella che chi intende fare scelte diverse è egoista; e poi francamente pericoloso; quindi stupido; alla fine disprezzabile. Sì, in fin dei conti è colpa di gente così se una sanità che ha subito tagli di bilancio da decenni fatica a reggere un'epidemia. Lilly Gruber domanda candidamente ad un ospite in collegamento se contro questi disobbedienti occorra usare il pugno duro. Nell'arco di due soli anni una malattia con un tasso di mortalità dello zero virgola e una campagna mediatica senza precedenti hanno prodotto un capovolgimento di mentalità. Per la maggioranza è ormai considerata normale l'idea di un trattamento sanitario obbligatorio universale; e tutto il negativo (morti, disagi, perdite economiche...) viene attribuito alla minoranza. Sì, c'è qualcuno della maggioranza che dice: "ma davvero serve la sesta dose, se non hanno funzionato le prime cinque?", ma lo dice sottovoce, perché ormai bisogna stare attenti anche a come si parla: si corre il rischio di rovinare la riunione di famiglia, e forse si rischia anche qualcos'altro. E' una storia che abbiamo già sentito, sempre più o meno in quel periodo...".

Il professor Barbero, spero, mi perdonerà di avergli fatto il verso.

Dubito che chi seguirà quella lezione futura avrà presente la connotazione che aveva per noi, uomini e donne del 2022, l'espressione trattamento sanitario obbligatorio, TSO. Quello che si fa a chi è incapace di decidere per sé, per un grave stato di minorità mentale. Ho paura che anche il termine universale, per allora, sarà fuori corso. Il professor Barbero del 2222 dovrà dedicare un paio di aneddoti anche per illustrare il significato che hanno avuto per noi queste parole fino al 2020. Allora, forse, la torsione di significato delle parole renderà in modo efficace la trasformazione culturale che abbiamo vissuto nel nostro paese in soli due anni.

Questa storia finirà, come ogni cosa. Purtroppo, però, una fiducia nello Stato costruita in decenni, le persone adatte in cima all'organigramma possono distruggerla in pochi mesi. Così è: per costruire ci vuole attenzione, intelligenza, pazienza; per distruggere basta andar giù di piccone, lo può fare anche un bambino e chi ne condivide la statura.

Questa storia finirà, come ogni cosa, ma chi ricostruirà la fiducia? La fiducia nello stato, nelle istituzioni, nel prossimo che ti discrimina nel non concederti il cesso per un bisogno, ma perché sta solo eseguendo gli ordini?

Questa storia finirà, e alla fine si faranno i conti, quelli veri. Si vedrà chi ci ha guadagnato e a scapito di chi. Conti che si potrebbero fare anche oggi, veramente. Ma tant'è...

Nel frattempo, mentre aspettiamo questa lezione di storia, giusto alcuni fatti:

- siero e pass sono stati introdotti con l'intenzione dichiarata a reti unificate di evitare contagi, ospedalizzazioni e morti;

- il siero genico non protegge dal contagio, non evita l'ospedalizzazione, non evita la morte (rassegnamoci);

- di conseguenza, chi possiede un pass sulla base di questo siero è libero per legge di infettarsi ed infettare, come di fatto accade sotto i nostri occhi;

- nonostante le due precedenti evidenze, l'intenzione dichiarata inizialmente giustifica, per la maggioranza, la più estesa, capillare e indefinita limitazione di libertà personale e diritti costituzionali mai avvenuta dai tempi del fascismo;

- peccato che, nonostante questo sacrificio per il bene di tutti, il nostro paese sia tra i primi in Europa quanto a contagi e morti.

Metteteli voi, questi fatti, in relazione, come esercizio di pensiero critico. Se non ci trovate una logica, provate a mettere in fila tutti gli altri punti dimenticandovi del primo e vedete se per caso una logica emerge non da ciò che si dice di voler fare, ma da ciò che si fa. "Dai loro frutti li riconoscerete" (Matteo 7, 16).

Un'ultima considerazione: un atto d'amore estorto con ricatto o minaccia si definisce stupro.

Comunque abbiate fiducia: ancora solo un'altra iniezione e andrà tutto bene.


venerdì 11 gennaio 2019

Gli dei dentro di noi

Lunedì 14 gennaio alle ore 20.00, presso la sede dell'Università Popolare di Borbiago, terrò una conferenza aperta al pubblico dedicata alla lettura dei miti in chiave psicologica. Ecco, è inevitabile: ogni volta che diciamo qualcosa non stiamo solo comunicando qualcosa riguardo ad un tema, ma stiamo anche dicendo qualcosa di noi stessi. Ad esempio, ora io vi sto invitando ad una mia conferenza aperta al pubblico. Questo non vuol dire solo che ci sarà una conferenza e che l'argomento lo trovate nella locandina qui accanto: implicitamente sto dicendo che mi farà piacere avervi ospiti (sennò me lo terrei per me), probabilmente che l'argomento mi appassiona (sennò parlerei di qualcos'altro) e che in merito ritengo di aver qualcosa da dire, eccetera... Tutte queste cose, e molto altro, le comunico mio malgrado, mi sfuggirebbero anche se non volessi comunicarle. Ciò è vero per tutti noi: un messaggio dice molto di chi lo emette, oltre alle informazioni che comunica esplicitamente; e noi non diciamo solo quello che vogliamo dire intenzionalmente, ma anche molto di più. Ecco perché dentro un racconto c'è sempre di più di quello che potrebbe sembrare a prima vista.
Questo vale anche per i miti che l'umanità si tramanda dall'antichità ad oggi. Gettando loro uno sguardo superficiale, si possono considerare residui di pensiero arcaico che non hanno più molto a che vedere con noi. Ma quando la psicologia del profondo ci aiuta a sondarne gli strati più nascosti, ecco che le vicende di Zeus, Era, Hermes, Afrodite e Odisseo acquistano significati insospettati. Tra le personalità così particolari degli dei rischiamo di trovare un nostro zio, un nostro amico, la nostra prima fidanzata... noi stessi.
Siete benvenuti.

lunedì 18 giugno 2018

La vita come compito

Essendo un amante della mitologia antica e delle sue risonanze con la moderna psicologia del profondo, è diventato parte del mio lavoro, da ormai oltre un decennio, accompagnare gruppi di persone attraverso esperienze di crescita personale utilizzando come guida del percorso storie di eroi antichi. Probabilmente questo è il motivo per cui recentemente, scorrendo con lo sguardo gli scaffali di una libreria, mi sono lasciato catturare da un titolo: "La misura eroica". Racconta l'antica avventura degli Argonauti, l'equipaggio della nave Argo capitanata da Giasone, che intraprendono un viaggio impossibile per riportare a casa il mitico Vello d'oro. A colpo d'occhio vedo che è scritto bene. Lo prendo. Pare un tipo in gamba l'autore, tale Andrea Marcolongo... ah no: si chiama Andrea, ma è un'autrice! La foto sul dorso del libro è inequivocabile.

Comincio a leggerlo e non mi stacco più finché non l'ho finito. Ogni capitolo espone una tappa dell'avventura di Giasone e dei suoi compagni, intramezzata da illuminanti considerazioni sull'etimologia delle parole greche con cui Apollonio Rodio ha raccontato la storia nel III secolo a.C. e da aneddoti di vita dell'autrice contemporanea. Anche lei di avventure sembra saperne qualcosa.

Direte voi: che c'entra?! Sì, anch'io me lo domando ogni volta che ascolto un paziente, nel pieno di una sua crisi personale, e la sua storia mi ricorda le prove che deve superare la bella e sfortunata Psiche se vuole ricongiungersi al suo Amore; o il fallimento epico di Ghilgamesh, della sua illusoria ricerca dell'immortalità; o l'eterno conflitto di valori tra il fedifrago Zeus e la moglie Era, signora dei matrimoni; o ancora l'angoscioso dilemma in cui si trova Arjuna, tra due eserciti pronti ad annientarsi l'un l'altro, due eserciti che dividono in fazioni un'unica famiglia. Storie raccontate migliaia di anni fa, in culture diversissime dalla nostra, tramandate prima da bocca ad orecchio e poi passate per papiri, pergamente e stampa laser, che sono metafore delle nostre modernissime ed apparentemente poco eroiche vite.

Ecco il valore del libro della Marcolongo: riattualizzare un antico mito come quello degli Argonauti, facendoci vedere come in realtà parli di noi, e quindi a noi. Tutti noi ci siamo trovati, adolescenti come Giasone, a scegliere se accettare di mettere in mare la nostra nave oppure rimanere inetti alla tavola di quello che era il regno di nostro padre. Tutti noi, in seguito, attraversiamo per l'ennesima volta un'adolescenza ogni volta che si prefigura nella nostra vita un bivio esistenziale, come quello che Giasone affronta di fronte alla proposta del perfido Pelia di portare a Iolco il vello d'oro. Sembra retorica da scuola superiore, ma nel mio studio ho a che fare con persone in panico per la necessità di mettere in mare la propria nave, oppure in depressione perché non lo hanno fatto quando ne hanno avuto l'opportunità, anni prima.

Il tema mitico dell'eroe ci ricorda che la vita biologica è un dono, ma la vita interiore è un compito. Quando ci ritroviamo tra le labbra la frase "perché proprio a me?" siamo vicini a questa semplice, spietata verità. Una malattia, una nevrosi, una sfortuna, sono chiamate all'avventura. Cogliere l'occasione di realizzare la propria avventura è sempre un passaggio di maturazione. Alla fine, comunque sia andata nei risultati, siamo un po' meno giovani ed un po' più adulti. Soprattutto siamo un po' meno la somma algebrica delle influenze ricevute durante l'infanzia e un po' più noi stessi.

giovedì 3 agosto 2017

Che cos'è la psicoterapia? Per radio, in dieci minuti...



Questo luglio Radio Venezia mi ha contattato per propormi un'intervista radiofonica. Nulla di meglio per solleticare il mio narcisismo! Ma anche una sfida per me: a parte una brevissima occasione diversi anni fa, nella quale però non ero io al centro dell'attenzione, non ho mai fatto radio. Questa volta avrei dovuto parlare del mio lavoro e ciò poteva diventare un'occasione per avvicinare le persone alla cura di sé. Ancora oggi in Italia molte persone, pur avendo il bisogno di occuparsi di sé, si tengono lontani da tutto ciò che suona "psico-qualcosa", nella convinzione che andare dallo psicologo significhi essere matti. Presentare la psicoterapia nel suo senso etimologico di "cura di sè" è uno dei grandi compiti che spettano allo psicoterapeuta in questo momento storico. Non ero affatto sicuro di essere in grado di dare uno stimolo in questo senso attraverso dieci minuti di radio, ma ci ho provato. Giudicate voi quanto ci sono riuscito.

lunedì 16 maggio 2016

Il lato visibile della psiche

La Bioenergetica: lavoro corporeo nella relazione d’aiuto 


Giovedì 1 dicembre 2016, ore 20.30
Presso il Centro Studi Biosomatici, vicolo Fucini 14 (laterale via Cappuccina) Mestre

Il corpo è ormai da decenni uno dei temi caldi nel campo della relazione di aiuto. In che modo il corpo parla del nostro sé più profondo? Come coinvolgerlo nel processo di cambiamento? Quali sono i passaggi tipici di un lavoro psico-corporeo?
La Bioenergetica è una disciplina che ha molto da dire in proposito: nata alla fine degli anni ’50 negli Stati Uniti ad opera di Alexander Lowen, questa scuola di psicoterapia considera mente e corpo gli estremi della medesima realtà psichica e propone un lavoro che integra elementi verbali e corporei in un’efficace sintesi.
In questo incontro pubblico gratuito, dedicato ad interessati e curiosi, ripercorreremo il cammino che da Freud ha portato alla scoperta dell’identità funzionale tra conflitti nevrotici e tensioni corporee, fino al fertile sviluppo di tecniche psico-corporee e modelli di intervento al quale stiamo assistendo in quest’epoca.
Sarà l’occasione per presentare le classi di bioenergetica che propone il Centro Studi Biosomatici ed avere una piccola ma significativa esperienza dell'approccio psico-corporeo.

Scarica qui la locandina in formato jpeg


Il lato visibile della psiche

La Bioenergetica: lavoro corporeo nella relazione d’aiuto 


Giovedì 1 dicembre 2016, ore 20.30
Presso il Centro Studi Biosomatici, vicolo Fucini 14 (laterale via Cappuccina) Mestre

Il corpo è ormai da decenni uno dei temi caldi nel campo della relazione di aiuto. In che modo il corpo parla del nostro sé più profondo? Come coinvolgerlo nel processo di cambiamento? Quali sono i passaggi tipici di un lavoro psico-corporeo?
La Bioenergetica è una disciplina che ha molto da dire in proposito: nata alla fine degli anni ’50 negli Stati Uniti ad opera di Alexander Lowen, questa scuola di psicoterapia considera mente e corpo gli estremi della medesima realtà psichica e propone un lavoro che integra elementi verbali e corporei in un’efficace sintesi.
In questo incontro pubblico gratuito, dedicato ad interessati e curiosi, ripercorreremo il cammino che da Freud ha portato alla scoperta dell’identità funzionale tra conflitti nevrotici e tensioni corporee, fino al fertile sviluppo di tecniche psico-corporee e modelli di intervento al quale stiamo assistendo in quest’epoca.
Sarà l’occasione per presentare le classi di bioenergetica che propone il Centro Studi Biosomatici ed avere una piccola ma significativa esperienza dell'approccio psico-corporeo.

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lunedì 15 febbraio 2016

Nel giardino interiore


Viaggio alla scoperta dell’Ipnosi: il suo mito, la sua storia, le sue applicazioni


Lunedì 11 aprile 2016, ore 20.30
Presso il Centro Studi Biosomatici, vicolo Fucini 14 (laterale via Cappuccina) Mestre



Dentro di noi esiste un luogo magico, nel quale possiamo trovare una sorgente di sentimento e chiarezza mentale. E’ uno stato della mente. Da bambini lo sapevamo, poi crescendo ce ne siamo dimenticati. Come ricordare ciò che abbiamo dimenticato? Un sentiero è quello dell’Ipnosi.
L’Ipnosi ha una storia affascinante e le sue applicazioni terapeutiche sono moltissime, ma nonostante sia stata da molti decenni definitivamente inserita nel contesto di solidi studi scientifici, su questa disciplina aleggia ancora un’aura di mistero. E non è un caso.
In questo incontro gratuito, dedicato ad interessati e curiosi, ripercorreremo il cammino tortuoso, fatto di alterni momenti di oblio e riscoperte, che ha portato i fenomeni ipnotici a diventare a pieno titolo oggetto di interesse scientifico senza che ciò ne intaccasse il fascino.

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