lunedì 9 marzo 2015

Alla scoperta del Sè

Ciclo di incontri gratuito sulla psicologia di Carl G. Jung



Tra aprile e giugno terrò quattro incontri gratuiti dedicati alla psicologia di Carl Gustav Jung, il fondatore della Psicologia Analitica, presso il Centro Studi Biosomatici di Mestre. Jung ha fondato una visione della psiche umana che rivaluta il disagio psichico come un salutare messaggio da parte dell’inconscio verso un Io troppo rigido. In una società nella quale la spinta a conformarsi è molto forte, in cui sempre più spesso la diversità è avvertita come devianza, la vitalità dei bambini o la tristezza per un lutto sono diagnosticate come malattie e curate con farmaci, la psicologia di Jung è un invito ad apprezzare le infinite sfaccettature dell’esperienza umana ed a porsi una semplice domanda: “chi sono io?” Questo ciclo di incontri si propone di introdurre i partecipanti ai concetti di base della psicologia di Jung da una prospettiva molto pratica.

Puoi scaricare la locandina con programma, date e orari salvando l'immagine qui sotto.


mercoledì 10 settembre 2014

Psicologia delle relazioni (per persone sull'orlo di una crisi di nervi)

"Una donna sposa un uomo sperando che cambi; e lui non cambierà.
Un uomo sposa una donna sperando che non cambi; e lei cambierà"

Nelle relazioni personali riponiamo le nostre speranze di appagamento e felicità; e più sono intime più questo è vero. Proprio per questo sono le relazioni personali a costituire il teatro delle nostre più cocenti delusioni e, dunque, di infelicità.

Questo vale per il matrimonio, ma anche per le relazioni tra genitori e figli, l'amicizia, le relazioni tra colleghi....

Cos'ha da dare la psicologia in proposito?

Bacchette magiche non ne esistono (che io sappia), ma da tempo alcune scuole di psicologia hanno individuato una serie di strumenti che facilitano la comunicazione interpersonale, riducendo lo stress nelle relazioni e favorendone la vitalità.
Fornirò una mia personale presentazione organica di questi strumenti nel corso che terrò a partire da lunedì 6 ottobre e per dieci incontri settimanali, presso l'Università Popolare di Borbiago.
Per informazioni ed iscrizioni vai alla pagina www.unipopborbiago.it ed entra nella sezione "corsi".
Ci sono ancora posti liberi!

E per i più coraggiosi....
A partire da gennaio 2015 chi ha partecipato a questo corso base potrà iscriversi ad un corso avanzato, sempre sull'argomento della comunicazione interpersonale, ma allargato alle influenze che la cultura ed i mass media hanno nel nostro modo di relazionarci con gli altri e l'ambiente.
Vedremo insieme come fanno ad acchiapparci con le pubblicità, quali modelli di riferimento deleteri per le relazioni uomo-donna vengono veicolate da innocenti canzoni d'amore e scopriremo che già nel IV° secolo a.C. qualcuno era già molto consapevole di queste dinamiche psicologiche.
Anche questo corso avanzato sarà pieno di esercizi pratici semplici ma efficaci; e compiti di osservazione nella vita quotidiana.

martedì 1 aprile 2014

Lo stress psicologico ha origine nella psiche

Incontrare ed ascoltare persone che stanno male è una parte rilevante del mio lavoro. E dopo aver parlato con me le persone dovrebbero stare meglio: è così che funziona il gioco. Ma in che senso le persone che mi cercano stanno male? Molte si sentono "stressate". O magari qualcuno viene e mi dice: "sai, ho mal di stomaco ma ho fatto tutti gli esami e i medici mi dicono che sono sano come un pesce, che è solo stress".

Già, lo stress.... Che cos'è lo stress?

E' la condizione in cui ci troviamo quando una situazione minaccia il nostro benessere. Quando ci sentiamo in grado di gestire la situazione si parla di eu-stress ed allora è una situazione stimolante, che ci aiuta a sviluppare capacità, competenze, forza. Se invece la minaccia sovrasta la nostra capacità di farvi fronte, per intensità o per durata, ci troviamo in una condizione di di-stress: il sentirsi insufficienti, inadeguati a fronteggiare le difficoltà, con la frustrazione, l'inquietudine e il dolore che ciò comporta.
Un caso tipico di cui ciascuno di noi ha almeno un'esperienza personale: la donna che ha vissuto sempre in funzione dei figli e che ora vede l'ultimo figlio abbandonare il nido per farsi una famiglia. E ora lei chi è, se non fa più la mamma? Per chi preparerà pranzi e cene, stirerà le camicie, raccoglierà confidenze.... ? Cambiare abitudini, ridefinire la propria identità, affrontare un vuoto, magari a 60 anni. Per molte donne la partenza dell'ultimo figlio è un'evidente fonte di stress, no?

Sì, ma voi conoscete una donna nella medesima situazione che, quando l'ultimo figlio ha annunciato di andarsene, ha tirato un sospiro di sollievo?! "Finalmente! Stirare una volta al mese se mi va, tornare a fare i fidanzatini col marito, poter finalmente fare quel viaggio a Parigi...". E' evidente che la situazione "nido vuoto", come molte altre situazioni, è stressante non in sé e per sé, ma per i significati che il singolo individuo vi attribuisce.
Ecco, la psicologia si occupa anche di questo: indagare i modi in cui la mente attribuisce significati che producono sofferenza e promuovere significati alternativi che producano benessere. In realtà molto del malessere che proviamo ha origine nella nostra stessa psiche; e su quello possiamo imparare ad avere potere, grazie ad un training psicologico.

Non è proprio una passeggiata, ma si può.

martedì 17 dicembre 2013

Crisi psicologica e crescita personale

Un libro che per me è stato formativo, che ho letto con religiosa attenzione quando avevo 17 anni, è Il punto di svolta di Fritjof Capra, scritto nel 1982 ma mai così attuale: parla della crisi ecologica e culturale che sta vivendo il mondo occidentale. Lì ho scoperto la parola che i cinesi usano per dire crisi: due ideogrammi che si leggono wei-ji.



Il primo ideogramma, da solo, significa "pericolo" e rappresenta un serpente arrotolato sotto a qualcosa che lo nasconde, ne occulta la presenza. Un serpente velenoso sul quale si rischia di incappare perché qualcosa ci impedisce di vederlo e dunque di girarci alla larga.
Il secondo ideogramma, preso isolatamente, significa "opportunità" e rappresenta un uomo di fronte ad una porta. Una porta è passaggio che ci permette di entrare in uno spazio diverso da quello in cui ci troviamo e incontrare nuove esperienze.
Dunque, in cinese crisi si dice "pericolo-opportunità".

Il primo ideogramma lo trovo perfetto per descrivere come entriamo nelle crisi: semplicemente ci incappiamo. Una crisi non accade mai in merito a questioni che abbiamo previsto e per le quali abbiamo preso misure di sicurezza, ma ad un certo punto ci troviamo di fronte ad uno stato imprevisto per il quale apparentemente non abbiamo risorse. Ci siamo dentro. Punto. Nel mio lavoro lo vedo continuamente. Esempio tipico la persona che mi dice: "Andava tutto bene, voglio dire: lavoro, famiglia, salute... Non so perché mi è venuto questo attacco di panico ma mi ha stravolto la vita!".

Quando poi andiamo ad indagare su cosa stava vivendo quella persona, tipicamente scopriamo (nel senso che lei lo scopre assieme a me) che le cose non andavano poi così bene, ma lei non se ne rendeva conto. Ci è voluto un attacco di panico per metterla in condizioni di accorgersene. Questo riguarda il secondo ideogramma: "opportunità". Riguarda soprattutto l'atteggiamento che è importante sviluppare nei confronti della crisi psicologica per uscirne arricchiti.

Nel mio modo di vedere le cose e di lavorare, la crisi psicologica non è una malattia, il segno di una menomazione, una sfortuna.... E' il richiamo che parti di noi inesplorate e inespresse lanciano alla nostra coscienza, chiedendo di essere prese in considerazione. Per esempio, una parte che spesso noi non esprimiamo è la rabbia. Magari ci cova dentro, dietro alla maschera col sorriso che mettiamo tutte le mattine appena svegli, per esplodere a casaccio appena trabocca dalla nostra capacità di contenerla. Certo: se lasciamo esplodere la rabbia a casaccio, senza modularla in base all'opportunità, non ci facciamo un favore. Ma se siamo arrabbiati un motivo ci sarà e sarà il caso di farci qualcosa, no? Prima di tutto sarà importante rendercene conto.

La crisi psicologica è il richiamo del mio inconscio, che sa chi è e cosa vuole diventare. E' la porta, sempre pericolosa da attraversare, che mi conduce a diventare ciò che sono. E come direbbe Carl Rogers: ciò che sono è sufficiente, se solo riesco ad esserlo.

martedì 22 ottobre 2013

Psicologia delle relazioni e stress

"Una donna sposa un uomo sperando che cambi; e lui non cambierà.
Un uomo sposa una donna sperando che non cambi; e lei cambierà"

Nelle relazioni personali riponiamo le nostre speranze di appagamento e felicità; e più sono intime più questo è vero. Proprio per questo sono le relazioni personali a costituire il teatro delle nostre più cocenti delusioni e, dunque, di infelicità.

Questo vale per il matrimonio, ma anche per le relazioni tra genitori e figli, l'amicizia, le relazioni tra colleghi....

Cos'ha da dare la psicologia in proposito?

Bacchette magiche non ne esistono (che io sappia), ma da tempo alcune scuole di psicologia hanno individuato una serie di strumenti che facilitano la comunicazione interpersonale, riducendo lo stress nelle relazioni e favorendone la vitalità.
Fornirò una mia personale presentazione organica di questi strumenti nel corso che terrò a partire da giovedì 31 ottobre e per dieci incontri settimanali, presso l'Università Popolare di Borbiago.
Per informazioni ed iscrizioni vai alla pagina www.unipopborbiago.it ed entra nella sezione "corsi".
Ci sono ancora posti liberi!

lunedì 26 agosto 2013

Il percorso dell'Eroe

Lo scorso weekend ho accompagnato un piccolo gruppo di persone interessate in un workshop di tre giorni dedicato al "percorso dell'Eroe".
Il workshop era residenziale e si è tenuto in un monastero; cosa che per il gruppo di coraggiosi che mi ha seguito ha creato uno stacco dal tran tran della vita per farli entrare in un'atmosfera silenziosa, favorevole alla riflessione.
Di cosa si è trattato?
Lo studioso Joseph Campbell, influenzato dall'opera di Carl G. Jung, ha analizzato miti e leggende di tutti i continenti, individuando una sorta di struttura comune:

1) Normalmente la storia inizia con una situazione di equilibrio e pace.
2) Questo equilibrio viene rotto da un problema che sopraggiunge.
3) Il protagonista della storia viene chiamato a risolvere il problema. Spesso il protagonista accetta malvolentieri.
4) Inizia un viaggio dall'esito incerto nel quale il protagonista incontra ostacoli ed aiutanti.
5) Il protagonista affronta la grande prova.
6) Superata la prova, il protagonista ottiene l'elisir, o l'oggetto magico o il simbolo che rappresenta la soluzione.
7) Con l'elisir il protagonista ritorna alla sua terra.
8) Grazie all'elisir la terra trova un nuovo equilibrio.

Campbell ha chiamato questa struttura, che miti e leggende ricalcano, "il viaggio dell'eroe".
Il percorso dell'Eroe, fatto di fallimenti e successi, rappresenta il percorso di ciascuno di noi attraverso i problemi della nostra vita, ed ognuna delle sue fasi ha significati psicologici profondi che, grazie ad esercizi ed esperienze appositamente create a questo scopo, possono essere sperimentati sulla propria pelle.

Tutti noi vogliamo stare bene; su questo credo non ci siano dubbi. Ognuno intende questo "bene" a modo suo: per qualcuno sarà una vita tranquilla, per qualcun altro esperienze stimolanti, per qualcun altro ancora sarà una vita di successi professionali, oppure piena d'amore.
Un'altra cosa su cui difficilmente ci saranno dubbi è che i problemi non chiedono il permesso per entrare nella nostra vita: comunque intendiamo il nostro bene, l'equilibrio che ieri abbiamo conquistato a fatica oggi rischia di rompersi e la tranquillità (o lo stimolo, il successo, l'amore...) minaccia di andarsene.
Il percorso dell'Eroe ci ricorda che la vita è proprio così: non è fatta solo dei momenti di equilibrio, ma anche del percorso che noi compiamo, esiliati da una fase di equilibrio, per trovare un equilibrio nuovo, che tenga conto di ciò che siamo diventati nel frattempo.
Ricordandoci questo, il percorso dell'eroe ci stimola a trovare un Senso anche nei nostri momenti difficili e a trovare le risorse per rispondere alle sfide della vita.

Ciascuno di noi è ritornato a casa con qualcosa di prezioso, pronto a ripartire per il viaggio della vita quotidiana con più consapevolezza, sentimento e grinta.

lunedì 20 maggio 2013

Bioenergetica e meditazione in monastero

Nei tre giorni dal 10 al 12 maggio ho accompagnato un piccolo gruppo di coraggiosi in un'esperienza davvero particolare: un workshop composto da classi di bioenergetica, condivisione di gruppo, pratica meditativa e semplice silenzio, all'interno di un monastero di clausura ad Arco (TN) che ci ha offerto uno spazio di ospitalità.

Per i partecipanti è stata un'esperienza di stacco dal tran tran della vita quotidiana per calarsi in uno spazio-tempo che stimolasse un contatto con sé stessi, una riflessione non cervellotica (possibilmente utile a vivere bene) e un relax vigile di cui molti di noi sentono la mancanza nella propria vita.

Per me anche è stato un weekend molto speciale: con il 2013 sono vent'anni che frequento quel monastero abbastanza regolarmente per trovare momenti di calma e riflessione in solitudine; ed è stata la prima volta che ho accompagnato altre persone nella ricerca della medesima esperienza.

E' sempre più difficile, nelle attuali condizioni di vita che produciamo per noi stessi, incontrare un vero silenzio: le nostre città sono congestionate dal traffico, le nostre sere ipnotizzate da programmi televisivi, il nostro svago spesso ha la funzione di stordirci anziché rivitalizzarci, quando non diventa anche quello l'ennesima abitudine.
Così come i nostri piedi, costretti dentro scarpe a camminare su pavimenti rigorosamente piatti, hanno dimenticato il contatto diretto con la terra che ne risveglia la naturale intelligenza, anche la nostra mente tende ad addormentarsi sui binari dell'abitudine dimenticando la propria naturale chiarezza. Perfino quando questi binari ci portano a vivere esperienze poco adatte a noi, poco vitali, poco in linea con le nostre aspirazioni profonde, troppo spesso accade che ci conformiamo a quei binari fino a deformarci. Diventiamo ciò che facciamo.

Abbiamo bisogno di uscire dai nostri soliti modi di essere e di fare per poterci guardare temporaneamente da una prospettiva totalmente diversa, come un marziano che osserva "questi curiosi terrestri", e risvegliarci a ciò che siamo sotto le nostre abitudini.

Le foto qui sotto che ci riprendono al lavoro possono intitolarsi "lampi di risveglio" e sono state prese durante una classe di bioenergetica in uno dei giardini del monastero.